SND DENVER GIORNO 2

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SND DENVER: GIORNO 2

 

Il secondo giorno si apre con un caffè in compagnia di Richard Saul Wurman creatore di TED (Technology entertainment design) e autore di 81 libri sulla comunicazione. Anche lui non può fare a meno di parlare dell'iPad che «non è un libro o un giornale elettronico ma qualcosa che non abbiamo ancora capito bene». Per Wurman comunque sono cinque le vie per organizzare al meglio l'informazione: luogo, alfabeto, tempo, categoria, importanza.

Dalle dieci di mattina i 350 iscritti a Denver 2010 si sparpagliano per le aule dello Sheraton. Tra le prime sessioni appare il nome dello spagnolo Juan Velasco che da anni lavora negli Stati Uniti. Prima al New York Times, poi nello studio di infografica W5 fondata da lui stesso e poi al National Geographic.

Con più di 100 anni di storia, 36 edizioni locali e circa 6 milioni di copie vendute nel mondo ogni mese, il NG Magazine rappresenta senza dubbio una delle punte di diamante dell'infografica scientifica. E con un pubblico così ampio non si possono rischiare errori perché ogni minimo particolare sbagliato può essere oggetto di una mail di protesta (come dimostrerà Fernando Baptista nella sua conferenza del pomeriggio). Velasco spiega, presentando vari esempi e parlando della storia del NG, qual è il processo di lavoro che porta a delle tavole tanto dettagliate e elaborate. Innanzitutto il fattore tempo: per realizzare una info complessa al National Geographic si concedono quattro mesi di lavoro (in alcuni casi anche un anno). Il minimo invece sono 5-6 settimane ma solo per quelle infografiche che non hanno bisogno di un'elaborazione complessa (nella realizzazione e nella ricerca dei dati). E non si risparmia sulle risorse, i fotografi producono fino a 5000 immagini in 8 settimane di lavoro, affittano elicotteri e si concedono ogni mezzo necessario per avere le informazioni più precise possibili, gli infografici viaggiano e intervistano i migliori esperti delle materie e poi non ci sono limiti alle correzioni. Anche quando si pensa di essere a un buon punto bisogna essere sempre in grado di fermarsi e riparare alle imprecisioni. E per arrivare a un ottimo risultato finale si possono usare tutti i mezzi che la scienza, la tecnologia e l'ingegno mettono a disposizione: illustrazioni (fatte a mano o interamente con photoshop), fotografie, ricostruzioni in 3D e riproduzioni il più possibile reali come nel caso della donna di Neanderthal o del coccodrillo di 12 metri.

Da non perdere anche la sessione, sempre dedicata all'infografica di Fernando Baptista che arriva da El Correo di Bilbao al National Geographic come caporedattore centrale nel reparto di infografica. Vincitore di numerosi premi del Malofiej (il Pulizer dell'infografica che si tiene ogni anno a Pamplona) Baptista mostra a un pubblico attento alcuni dei suoi lavori: il Mose di Venezia, i monumenti di Gerusalemme e la Sagrada Familia di Barcellona.

Sempre sul tema dell'infografica (interattiva e non) era da non perdere la conferenza di John Grimwade dalla rivista Traveler, Condè Nast. Grimwade ha espresso le sue critiche verso molte infografiche («No more pizza pie charts, please», basta tabelle rotonde come le pizze) attuali che danno molto più peso all'estetica invece che alla rappresentazione di dati. Perché allora fare delle infografiche che la gente non è realmente in grado di comprendere? In sostanza bisogna sempre porsi una domanda: stiamo vedendo arte e informazione che si fondono assieme o che fanno a cazzotti? Solo quando entrambi questi elementi andranno davvero a braccetto in armonia staremo vedendo le rappresentazioni visive più efficaci e suggestive. Il guru di Condè Nast ha poi mostrato alcuni esempi di ottime infografiche (tra cui non potevano certo mancare quelle del New York Times) alcune delle quali realizzate con software gratuiti. Qui di seguito i nomi degli autori: Ben Fry, Chris Jordan, Andrew Zuckerman, Nicholas Felton, Jonathan Harris, Pedro Cruz, Jer Thorp. Da riverere assolutamente, secondo Grimwade, sono invece le informazioni meterologiche date alla televisione...

Robert Newman dopo 25 anni di esperienza nel design delle notizie ha dato dieci consigli per rendere i giornali sempre spettacolari. Per prima cosa, smettere di ispirarsi a Wired e ESPN e cominciare invece ad avere come modelli il New York Magazine, il New York Post e The Newyorker. I giornali dovrebbero essere fatti di “momenti”: ogni lettore, ogni giorno dovrebbe aprire il giornale e avere sotto gli occhi almeno un servizio che lo sorprende anche a livello visivo.

Ma quali sono le 10 regole di Newman?

1. Crea uno stile e attieniti a esso: la somma è più importante delle singole parti.

2. Trasforma la testata in un marchio riconoscibile (come fa Sports Illustrated ogni settimana)

3. Le immagini devono avere un valore e trasmettere contenuti

4. Le immagini devo essere come delle persone

5. Sorprendi!

6. Leggere il tuo giornale dovrebbe essere sempre un'esperienza

7. Smetti di fare dei poster di design che non trasmettono contenuti

8. Vai al cuore delle notizie

9. Credi nella forza del colpo d'occhio e nell'immediatezza dell'immagine

10. Lavora a ogni edizione come se fosse l'ultima

Newman ha aggiunto poi altri suoi bonus:

Devono scomparire le vecchie testate nere e le font old-fashion

Sei un art director.

L'ultima giornata è stata caratterizzata anche dalle polemiche che ha suscitato la relazione di Roger Black a cui è seguita una tavola rotonda. Con il titolo provocatorio “Forget page design” (dimenticati il design editoriale) Black ha esposto al pubblico le potenzialità che vede nel software brevettato e venduto dal suo studio. Ready Media offre una biblioteca di pagine book (per la carta stampata e il web) in grado di adattarsi a ogni sorta di pubblicazione e di far risparmiare parecchi soldi agli editori che possono ridurre ancora più all'osso il reparto grafico e pensare a restyling fai da te. Ma allora quale futuro avrebbe la creatività soggettiva ed estemporanea, legata alle breaking news, di art director e giornalisti visivi? Con Kris Viesselman come moderatrice, Roger Black ne ha discusso assieme a Kate Marymont del gruppo Gannett che sta invece costruendo cinque redazioni grafiche in cinque città diverse degli Usa, a servizio di un gran numero di quotidiani regionali del gruppo, un investimento che comunque va esattamente nella direzione opposta di quella indicata da Black.